Progettazione intervento di Restauro e Consolidamento strutturale del Complesso Monumentale di San Lorenzo fuori le mura ad Aversa (CE)

Progettazione intervento di Restauro e Consolidamento strutturale del Complesso Monumentale di San Lorenzo fuori le mura ad Aversa (CE)

Posted by luigipetti in Consolidamento di strutture esistenti, Costruzioni di interesse storico, Realizzazioni 23 Ott 2025

L’Abbazia di San Lorenzo è ubicata ad Aversa, in provincia di Caserta. Il complesso è definito “Ad Septimum” perché si posiziona al settimo miglio della città di Capua, sull’antico percorso della Via Consolare Campana. L’Abbazia si sviluppa con pianta pressoché rettangolare ed è suddivisa in tre navate, scandite da pilastri collegati da archi a tutto sesto.  L’edificio, costruito presumibilmente tra il 1000 e 1030, ha subito diverse modificazioni nel corso dei secoli.

Vista aerea del complesso monumentale

 

Brevi cenni storici

Il monastero di S. Lorenzo ad Aversa fu probabilmente fondato nel 998, quindi prima della fondazione della città (1022) e della creazione della contea di Aversa (1030) da parte di Rainulfo Drengot. Era situato al confine tra il ducato bizantino di Napoli e il principato longobardo di Capua, vicino ad altri insediamenti storici, come Septimum, lungo la via consolare e la via Campana.

Nel XV secolo il monastero attraversò un periodo di decadenza, dovuto alla gestione da parte di abati commendatari poco interessati alla vita monastica (1339-1513) e al terremoto del 1456, che provocò il crollo del chiostro romanico e del transetto della basilica.

Il 1513 segnò l’inizio di un rinnovamento spirituale, culturale e architettonico, con l’aggregazione alla Congregazione Cassinense. Durante questo periodo furono realizzati i due chiostri principali e ridistribuiti gli spazi conventuali: il chiostro grande ospitava la basilica a tre navate, il coro rinascimentale, le cappelle, la sala capitolare, l’archivio, la biblioteca, il refettorio, la cucina, i depositi, i dormitori e l’appartamento abbaziale; intorno al chiostro piccolo si trovava la foresteria per l’accoglienza degli ospiti.

I lavori per la costruzione e il riadattamento degli edifici durarono fino al 1627, mentre la decorazione pittorica, gli altari e gli arredi furono completati entro il 1728, conferendo al monastero l’aspetto che si conserva ancora oggi.

Alla fine del XVIII secolo iniziò la decadenza definitiva, dovuta a conflitti con la Curia Vescovile e a difficoltà economiche, e l’abbazia fu soppressa nel 1807. Successivamente il complesso ospitò varie istituzioni, tra cui un collegio per nobili fanciulle, un orfanotrofio militare, istituti artistici e tecnici.

Oggi gran parte del complesso è sede della Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli, mentre il chiostro piccolo fa parte della basilica di S. Lorenzo, recentemente restaurata e restituita alla città dopo decenni di abbandono.

 

Analisi storico critica

La conoscenza della storia di un fabbricato è un elemento indispensabile sia per la valutazione della sicurezza attuale, sia per la definizione degli interventi e la previsione della loro efficacia. L’analisi storica deve essere finalizzata a comprendere le vicende costruttive, i dissesti, i fenomeni di degrado, i cimenti subiti dall’edificio e, particolarmente frequenti nelle costruzioni in muratura, le trasformazioni operate dall’uomo che possono aver prodotto cambiamenti nell’assetto statico originario. In tal senso l’indagine storica diventa indagine critica e fonte, per eccellenza, di documentazione e conoscenza finalizzate all’interpretazione del comportamento strutturale. L’analisi inizia con il reperire tutti i documenti disponibili sulle origini del fabbricato quali, ad esempio, elaborati e relazioni progettuali della prima realizzazione della costruzione e di eventuali successivi interventi, elaborati e rilievi già prodotti, eventuali relazioni di collaudo e riguarda:

– l’epoca di costruzione;

– le tecniche, le regole costruttive e, se esistenti, le norme tecniche dell’epoca di costruzione;

– la forma originaria e le successive modifiche;

– i traumi subiti e le alterazioni delle condizioni al contorno;

– le deformazioni, i dissesti e i quadri fessurativi, con indicazioni, ove possibile, della loro evoluzione nel tempo;

– gli interventi di consolidamento pregressi;

– gli aspetti urbanistici e storici che hanno regolato lo sviluppo dell’aggregato edilizio di cui l’edificio è parte.

L’Abbazia di San Lorenzo ha subito un’evoluzione complessa nel tempo, di cui si riporta la sintesi.

Evoluzione storica – Pianta – XI e XII secolo

Evoluzione storica – Pianta – XIII secolo

Evoluzione storica – Pianta – XVI secolo

Evoluzione storica – Pianta – XVII secolo

 

Descrizione della Chiesa e dello stato di fatto

La chiesa risale al 1090, anno in cui Papa Urbano II la donò al monastero di San Lorenzo e all’abate Guarino, dando inizio alla prima campagna di lavori. L’edificio originario presentava un presbiterio allungato, un coro con arconi su pilastri e colonne binate, e nella restante parte colonne in tufo giallo con capitelli in pietra bianca. La facciata aveva un pronao, un rosone, decorazioni con archetti pensili, portali bronzei e un pavimento a mosaico.

Il terremoto del 1456 distrusse gran parte della struttura, compreso il campanile e le absidi, e la chiesa rimase abbandonata fino al Cinquecento, quando fu restaurata assumendo un aspetto barocco con elementi rinascimentali di influenza toscana. In questo periodo furono costruiti due chiostri, il nuovo campanile, la sagrestia e le cappelle laterali con dipinti pregiati. Parti di arredi e mosaici antichi vennero riutilizzate in nuove posizioni.

Dopo la soppressione napoleonica la chiesa subì ulteriori danni, tra cui il crollo della parte superiore della facciata. Rimase in rovina fino al restauro del 1979, che ne recuperò l’aspetto attuale.

Oggi presenta una facciata sobria con tre portali; quello centrale, decorato con colonne corinzie scanalate e sculture di animali simbolici, è sormontato da un doppio timpano e da un affresco seicentesco con episodi della vita di San Benedetto. I portali laterali, in marmo rinascimentale, sostituiscono quelli originari di Berardus.

Vista della facciata dell’Abbazia

 

L’interno della chiesa è a tre navate, divise da pilastri uniti da archi a tutto sesto e scandite da paraste binate con capitelli compositi. Nella parte superiore si trovavano finestre e affreschi della vita di san Benedetto, oggi scomparsi. Le decorazioni in stucco, con capitelli e volute, arricchiscono volte e cappelle, molte delle quali attualmente vuote o in restauro.

Dal XVI secolo in poi la chiesa ha posseduto un notevole patrimonio artistico. Tra le opere ricordate figuravano un dipinto della scuola di Marco Pino da Siena con san Pietro liberato dall’angelo, una Cena della scuola del Lanfranco, una Natività di ambito caravaggesco e una tavola di san Mauro del Cavalier d’Arpino. Nella volta dell’abside restano le tempere di Nicola Malinconico, che raffigurano episodi della vita di san Lorenzo e scene benedettine, incorniciate da fregi decorativi. La zona absidale conserva anche un pavimento in maiolica del 1695 e un altare in marmi policromi del 1725 con dipinti di Simonelli. Il corredo artistico comprendeva quattro tele di Sebastiano Conca, oggi conservate, insieme ad altri arredi sacri, presso la Sovrintendenza di Caserta e l’abbazia di Montecassino.

Gli altari laterali erano particolarmente pregiati. Quello della navata destra, datato 1788, ha un paliotto marmoreo con motivi vegetali e uno scudo in breccia verde, mentre un altare identico, un tempo nella navata sinistra, è stato trasferito nella chiesa di Sant’Eufemia a Carinaro. L’altare maggiore, originario del tardo Quattrocento, è in pietra calcarea con un paliotto in tessere marmoree medievali. Nel Settecento fu ampliato con elementi barocchi, come pilastrini e volute. Gli altari laterali, risalenti al 1730, in pietra calcarea locale, hanno decorazioni a rosoni fitomorfi e balaustre in pietra, che contrastano con la sobrietà delle strutture principali.

Navata centrale

Zona absidale

Navata laterale sinistra

L’Abbazia, nello stato di fatto, presentava un discreto stato di conservazione della facciata principale e per la navata centrale e laterali, senza particolari segni di dissesto e/o quadri fessurativi.

Nella zona absidale si rilevavano intonaci in procinto di distacco o completamente distaccati e pavimenti in parte rialzati. Inoltre, in tale zona, vi è la presenza diffusa di segni di umidità e risalita con fenomeni di deterioramento delle armature presenti in elementi in c.a.. e quadri fessurativi diffusi.

La copertura dell’Abbazia presentava un discreto stato complessivo di conservazione e nelle aree esterne non sono stati riscontrati segni particolari tali rilevare la presenza di cedimenti o dissesti in corrispondenza del piano fondale.

Condizioni dello stato di fatto – zona absidale

Condizioni dello stato di fatto – zona retrostante l’abside

 

Criteri alla base degli interventi strutturali

Gli interventi di consolidamento sugli edifici storici devono seguire le Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale, allineate alle Norme tecniche per le costruzioni (Circolare n. 26/2010 – Segretariato Generale MiC). Tali Linee Guida prevedono interventi mirati al miglioramento locale, alle riparazioni o a opere limitate, evitando modifiche significative del comportamento strutturale preesistente. L’obiettivo è il criterio del minimo intervento, accettando talvolta un livello di rischio sismico più elevato rispetto agli edifici ordinari, pur di preservare l’integrità storica.

La valutazione della sicurezza sismica degli edifici storici è complessa, a causa della varietà tipologica, delle trasformazioni storiche e dello stato di conservazione, che rendono difficile applicare le stesse procedure previste per edifici moderni. È necessario calcolare le azioni sismiche relative a ciascuno stato limite, sia prima sia dopo l’intervento, usando modelli affidabili.

La procedura operativa prevede innanzitutto la valutazione dell’indice di sicurezza sismica nello stato attuale, considerando anche vulnerabilità qualitative difficilmente quantificabili, dopodiché la stima dell’indice raggiungibile con interventi compatibili con la tutela del patrimonio: se l’indice è pari o superiore a 1, l’intervento è sufficiente; se è inferiore, possono essere giustificate scelte meno invasive con valutazioni qualitative tradotte in termini quantitativi.

Per la progettazione degli interventi sono necessarie le seguenti azioni:

– acquisire una conoscenza dettagliata della struttura, dei suoi elementi e del comportamento manifestato dai danni presenti;

– adottare modelli meccanici coerenti con le caratteristiche dell’edificio e scegliere metodi di analisi appropriati;

– definire un livello di sicurezza sismica di riferimento basato sull’uso dell’edificio;

– valutare la vita nominale nello stato attuale e ipotizzare quella post-intervento;

– progettare interventi compatibili con la conservazione, assicurando durabilità, duttilità e compatibilità dei nuovi elementi con quelli originari.

La conoscenza storica dell’edificio è fondamentale: l’analisi deve comprendere vicende costruttive, dissesti, fenomeni di degrado, sollecitazioni subite e trasformazioni che possono aver modificato l’assetto statico originale. Studi su edifici simili completano la valutazione, fornendo indicazioni sulle patologie o carenze costruttive tipiche della tipologia e dell’epoca.

 

Progetto strutturale

Il progetto strutturale ha avuto come obiettivo il consolidamento degli elementi strutturali dell’Abbazia in modo da non alterare l’impianto originario delle apparecchiature murarie e le rifiniture presenti, mediante il ripristino degli elementi strutturali ammalorati. Tutti gli interventi previsti sono attuabili per mezzo di tecnologie e metodologie minimamente invasive e compatibili con i criteri della conservazione ed, inoltre, risultano reversibili.

Si fa riferimento ad interventi puntuali di consolidamento e ripristino che rientrano nell’ambito del par. 8.4.1 “Riparazione o Intervento Locale” delle NTC2018. Gli interventi di questo tipo riguardano singole parti e/o elementi della struttura. Essi non cambiano significativamente il comportamento globale della costruzione e sono volti a conseguire una o più delle seguenti finalità:

– ripristinare, rispetto alla configurazione precedente al danno, le caratteristiche iniziali di elementi o parti danneggiate;

– migliorare le caratteristiche di resistenza e/o di duttilità di elementi o parti, anche non danneggiati;

– impedire meccanismi di collasso locale;

– modificare un elemento o una porzione limitata della struttura.

Per tali interventi, le norme prevedono che il progetto e la valutazione della sicurezza devono essere riferiti alle sole parti e/o elementi interessati, documentando le carenze strutturali riscontrate e dimostrando che, rispetto alla configurazione precedente al danno, al degrado o alla variante, non vengano prodotte sostanziali modifiche al comportamento delle altre parti e della struttura nel suo insieme e che gli interventi non comportino una riduzione dei livelli di sicurezza preesistenti.

Nello specifico, nel progetto sono stati previsti i seguenti interventi:

1. incatenamento degli archi

Sugli archi delle navate laterali, a quota dell’orizzontamento, è stato previsto l’inserimento di catene realizzate con barre Dywidag Φ26, al fine di ridurre le spinte orizzontali degli archi.

Posizionamento delle catene

Per l’esecuzione dei lavori è stata prevista una fase preliminare di messa in sicurezza delle aree coinvolte mediante l’utilizzo di puntelli in legno e metallo, fasciature, cerchiature e centinature degli archi, allo scopo di contrastare meccanismi di ribaltamento delle pareti. Per interventi di questo tipo, prima della posa in opera della catena è necessario provvedere alla pulizia del foro mediante asportazione delle polveri e detriti. Completate le fasi lavorative, si procede con l’iniezione a bassa pressione di malta tipo Mapei Antique F21.

2. rigenerazione della muratura con iniezioni a base di malta di calce idraulica

Il progetto ha previsto il consolidamento di strutture murarie attraverso iniezioni di malta idraulica, con l’obiettivo di ricostruire l’integrità dei paramenti e rigenerare i ricorsi di malta. Secondo la Circolare 7/2019 (punto C8.5.3.1), l’impiego di miscele leganti serve a migliorare le caratteristiche meccaniche della muratura, prestando particolare attenzione alla compatibilità chimico-fisica e meccanica della miscela con il materiale esistente. L’intervento non comporta modifiche dell’equilibrio strutturale né alterazioni dell’aspetto esterno dell’edificio, ma mira a migliorare la coesione e la resistenza complessiva della muratura.

Le lavorazioni previste sono:

– perforazione della muratura con trapano per l’inserimento dei tubetti di iniezione, dopo aver lavato accuratamente i fori.

– preparazione della malta per le iniezioni (ad esempio Mapei Antique F21), miscelata fino a ottenere una consistenza molto fluida.

– iniezione della boiacca a bassa pressione (inferiore a 1 atm), procedendo dal basso verso l’alto per garantire la saturazione completa della parete. L’operazione si conclude quando la miscela fuoriesce dai tubetti adiacenti o da quelli superiori, segno del raggiungimento della saturazione interna.

3. sarcitura quadri fessurativi

Il progetto prevede la sarcitura dei quadri fessurativi mediante l’utilizzo di malta a base di calce idraulica, rinforzata mediante l’aggiunta nell’impasto di fibre corte di vetro.

Per l’esecuzione dei lavori sono previste le seguenti lavorazioni:

– Stonacatura di una fascia di 40 cm a cavallo della lesione;

– Scarnificazione dei giunti tra i conci disgregati o tali da consentire la fuoriuscita della boiacca;

– Pulitura e spolveratura interna ed esterna delle lesioni con getti d’acqua alternata con getti d’aria compressa fino a completa pulizia.

– Sigillatura della lesione con malta di calce idraulica (tipo Mapewall Intonaca & Rinforza);

– Ripristino dell’intonaco.

4. rigenerazione della muratura mediante cuci e scuci

Il progetto ha previsto l’intervento di cuci e scuci e successiva ristilatura dei giunti degradati. La tecnica del cuci e scuci è un tipo di intervento tradizionale ed avviene attraverso il ripristino della continuità muraria con la rimozione degli elementi lapidei lesionati o degradati e la realizzazione di una nuova tessitura muraria con nuovi elementi, senza però spezzare la funzione statica della muratura nel corso dell’applicazione stessa. In particolare, si agirà dove non sono presenti affreschi.

Le fasi esecutive prevedono, dopo opportuno puntellamento, il recupero del materiale da utilizzare simile per forma e dimensioni a quelli già esistenti in loco, evitando così il fenomeno dello scollamento per l’eventuale discontinuità della trama. Operativamente si prevedono le seguenti operazioni:

– scrostatura e pulizia dei bordi della zona interessata che si ricava nello spessore del muro, di individuare e delimitare l’area da cui iniziare i lavori e la direzione dello sviluppo degli stessi;

– smontaggio della muratura nella zona interessata, cercando di scalzare ogni singolo elemento, avendo cura a non romperlo o danneggiarlo, lasciando un contorno frastagliato per permettere la successiva ammorsatura tra la parte esistente e quella nuova. L’intervento, laddove possibile, sarà condotto solo sulle superfici dei paramenti senza interessarne il nucleo;

– preparazione delle superfici mediante pulitura con acqua a bassa pressione ed inserimento dei nuovi elementi;

– per le aree meccanicamente più deboli saranno consolidati i supporti con un consolidante tipo Mapei Consolidante 8020;

– applicazione a cazzuola della malta tipo Mape-Antique Allettamento.

 

 

Norme di riferimento

[1] D.M. 17 gennaio 2018 “Aggiornamento delle «Norme tecniche per le costruzioni»;

[2] Circolare 21 gennaio 2019, n. 7 C.S.LL.PP. Istruzioni per l’applicazione dell’«Aggiornamento delle “Norme tecniche per le costruzioni”» di cui al decreto ministeriale 17 gennaio 2018;

[3] Circolare n. 26/2010 – Segretariato Generale MiC – Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale allineate alle nuove Norme tecniche per le costruzioni.

https://www.soprintendenzapdve.beniculturali.it/la-soprintendenza-informa/atti-di-indirizzo/linee-guida-per-la-valutazione-e-riduzione-del-rischio-sismico-del-patrimonio-culturale/