L’evento sismico dell’Emilia Romagna (2012)

ICOMOS Italia-Gruppo di lavoro evento sismico Emiliano
Alle 04:03:52 ora italiana,un forte sisma della durata di venti secondi di magnitudo del momento sismico pari a 5.9, preceduto qualche ora prima (esattamente alle 01:13 e alle 01:42) da due scosse di MI 4,1 (Mw 3,98)[19] e 2,2, si è fatto sentire in tutto il Nord e parte del Centro Italia, facendo risvegliare la maggior parte delle persone, con epicentro a Finale Emilia a 6,3 km di profondità. Il terremoto ha interessato prevalentemente le province di Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo.
Il sisma ha provocato 7 morti accertati, circa 50 feriti, 5000 sfollati e ingenti danni al patrimonio culturale a causa dei molti crolli di palazzi storici, aziende agricole e fabbriche.
I terremoti del 20 maggio e 29 maggio hanno causato pesanti danni alle costruzioni rurali ed industriali, alle opere di canalizzazione delle acque, nonché agli edifici ed ai monumenti storici ed agli edifici civili di vecchia costruzione in pietra o ciottoli. In particolare sono risultati seriamente danneggiati o parzialmente crollati gran parte dei monumenti e dei luoghi di interesse artistico compresi in un’ampia area, da Mantova a Modena a Ferrara ad alcuni comuni della provincia di Bologna, le cui rispettive province sono risultate essere le più gravemente colpite e danneggiate dagli eventi sismici. In alcuni casi sono stati danneggiati anche edifici ad uso abitativo di recente costruzione; tali danni sono spesso ascrivibili ai diffusi episodi di liquefazione delle sabbie

Torre dell’Orologio – Finale Emilia
(www.equilibriarte.net)

Torre dell’Orologio di Castello Lambertini-Poggio Renatico
(www.equilibriarte.net)
ICOMOS Italiana – Gruppo di Lavoro Evento Sismico Emiliano
Prof. Ing. Giorgio Croci – presidente del gruppo di lavoro
Ing. Arch. Maurizio Di Stefano – Presidente ICOMOS Italia e coordinatore gruppo di lavoro
Prof. Ing. Alessandro Baratta
Arch. Carlo Cesari
Prof. Sergio Lagomarsino
Arch. Pietro Laureano
Ing. Luciano Marchetti
Prof. Ing. Luigi Petti
I danni alle costruzioni e l’incertezza sulle condizioni di rischio rispetto agli specifici quadri fessurativi determinano un grave disagio. In una condizione di emergenza, in cui l’assetto statico delle costruzioni è generalmente compromesso dall’evento principale e soggetto a continuo peggioramento dalle scosse di assestamento, i professionisti preposti a dare le risposte tecniche si devono assumere una forte responsabilità personale con la possibilità sia di eccessi di cautela, che allungano i tempi e le incertezze, sia di affrettate decisioni di demolizione. È forte anche il rischio che le imprese possano proporre soluzioni non confrontabili né a livello tecnico né di costi, rendendo anche possibili fenomeni speculativi.
Nell’incertezza dei tempi e delle procedure, coloro che hanno la possibilità economica e desiderano tornare rapidamente a una soluzione di normalità, potrebbero usare le situazioni di deroga per realizzare rapidamente nuove abitazioni o strutture industriali, con l’effetto del moltiplicarsi indiscriminato di consumo di spazio, introduzione di tipologie estranee al territorio, compromettendo il recupero dell’esistente ed, in particolare, del paesaggio.
Nelle aree colpite dall’evento sono presenti tre siti patrimonio dell’umanità verso i quali è necessario porre la massima attenzione:
- WHS Cathedral, torre Civica and Piazza Grande MODENA;
- WHS FERRARA, City of the Renaissance, and its PO Delta;
- WHS MANTUA and SABBIONETA.
I valori universali ed eccezionali dei suddetti siti sono intrinsecamente connessi a quelli del paesaggio, del tessuto urbano, delle aree rurali e delle tradizioni che li hanno resi patrimonio dell’Umanità.
Ne consegue, pertanto, la necessità di definire “ambiti di intervento” all’interno dei quali proporre misure capaci di interventi “sparsi”, tesi al recupero sia dei singoli beni che dei centri storici, al fine di salvaguardare i paesaggi in un’ottica di matrice unitaria.
In tale ambito ICOMOS Italiana, in qualità di advisory body al World Heritage Committee – UNESCO, intende promuovere iniziative tese alla salvaguardia del paesaggio mediante il monitoraggio delle condizioni di fatto e l’indirizzo ed il monitoraggio degli interventi sui beni culturali.
ICOMOS Italiana sottolinea che gli interventi devono assicurare risposte alle esigenze immediate nell’impegno di un accordo comune e partecipato su una strategia complessiva che non comprometta l’identità dei luoghi e l’integrità del patrimonio monumentale e paesaggistico. Deve essere garantito il recupero e riuso da parte degli abitanti delle strutture attraverso una strategia diversificata che permetta interventi celeri e azioni di più lungo periodo. Tale strategia deve essere imperniata sulla considerazione prioritaria del valore patrimoniale e identitario dell’ambiente e del paesaggio come un tutto uno, dai monumenti alle costruzioni alle strutture rurali e alle aree di valenza ecologica, senza porre gerarchie di valore tra le diverse componenti: patrimonio culturale, residenza, produzione, infrastrutture, territorio.
Le modalità della ricostruzione devono costituire l’opportunità per introdurre pratiche di manutenzione e gestione del territorio orientate al contenimento del consumo delle risorse non rinnovabili, a partire dal suolo, alla consapevolezza dei fattori di fragilità ambientale, alla prevenzione dei rischi, all’adattamento al cambiamento climatico, alla gestione conservativa del patrimonio agroforestale. L’emergenza sisma diventa così l’occasione per affermare il territorio come modello di “best practice” di sostenibilità e di risposta proattiva ai rischi e alle catastrofi operando a questo scopo per:
- ripristinare nelle aree urbane un tessuto che combini la valorizzazione dei caratteri identitari e la qualità degli spazi e delle condizioni di vita con la massima efficienza dell’uso delle risorse;
- coniugare la produzione agricola nelle aree rurali con la gestione quali-quantitativa della risorse idriche e la manutenzione dei sistemi artificiali di regimazione e bonifica;
- promuovere forme innovative di riciclo e di riuso di tecniche tradizionali e materiali locali nella pratica costruttiva;
- favorire la partecipazione della popolazione ed, in particolare, dei segmenti deboli, valorizzando il sistema delle autonomie locali e le loro forme aggregative nella gestione del processo decisionale;
- operare nell’ottica di una politica di piano sull’intero distretto cispadano nella programmazione delle risorse e delle infrastrutture.
In tale ambito ICOMOS Italia riconosce ed evidenzia l’importanza prioritaria delle seguenti iniziative:
Prevenzione: Carta delle Priorità
La filosofia della prevenzione è uno dei temi più dibattuti dopo ogni terremoto e poi spesso caduto nell’oblio. Nel 1990 si tenne un convegno ad Assisi per la prevenzione e salvaguardia del patrimonio culturale in cui furono fatte proposte concrete di cui non si è avuto seguito. Nel 1998, dopo il parziale crollo della Basilica, fu organizzato un convegno internazionale con l’obiettivo di preparare una “Carta del Rischio”.
Ad oggi sono state intraprese numerose iniziative ma si è lontani da una azione sistematica nel costruire una “Carta delle Priorità” basata non solo sulla valutazione dei rischi, ma anche sul valore intrinseco di ogni bene, sul suo significato in un contesto urbano ed ambientale, sui costi, ecc.
La reale conoscenza puntuale della situazione sul territorio colpito dall’evento sismico è condizione necessaria alla definizione di politiche e linee guida per la messa in sicurezza e la preservazione del patrimonio culturale.
ICOMOS Italia intende intraprendere iniziative finalizzate alla raccolta sistematica ed alla messa in rete delle informazioni e dei dati disponibili dei beni culturali presenti nei territori colpiti dall’evento sismico, primo passo per la definizione di una Carta delle Priorità.
Centri storici e aggregati: Interventi di messa in sicurezza
Occorre riservare particolare attenzione ai centri storici ed ai piccoli aggregati il cui valore risiede non tanto nel singolo manufatto ma nel contesto ambientale in cui si trovano. Un intervento massiccio di puntellature e conseguentemente una chiusura protratta delle attività, oltre a far avanzare il degrado e i costi futuri, finisce per distruggere quel tessuto sociale che rappresenta il vero valore di un centro storico: questo purtroppo è quanto sta accadendo a l’Aquila.
Si evidenzia che il valore di un bene culturale è inscindibile dalla possibilità di godimento dello stesso. Pertanto, le misure di salvaguardia, seppure messe in opera in fase di emergenza, dovrebbero essere concepite per consentirne un “uso” in tempi brevi, o in alternativa essere integrate in modo da programmare la disponibilità del bene. Tale consapevolezza, tenuto conto anche delle carenze finanziarie che si determinano comunque in occasione di eventi simici che colpiscono aree caratterizzate da elevati livelli di vulnerabilità, indirizza verso l’adozione di interventi di salvaguardia ridotti all’essenziale, tesi ad un miglioramento provvisorio della sicurezza tale da garantire l’agibilità, per periodi anche limitati, in attesa di ulteriori definitivi interventi.
La ricostruzione non può che essere preceduta da uno studio storico ambientale e urbanistico che detti regole stringenti per la riqualificazione del territorio e la salvaguardia dei suoi valori. Tali regole potranno costituire anche un filtro per l’eliminazione di strutture incongrue. È necessario che la ricostruzione sia ragionata evitando una cattiva e semplicistica riproposizione di aggregati.
Agibilità Provvisoria
La agibilità è uno dei problemi più importanti che si pongono subito dopo un terremoto. La procedura per il rilascio di un’autorizzazione di agibilità, tuttavia, può essere rallentata, proprio nel caso dei beni culturali, da diversi fattori, tra cui i tempi richiesti per una conoscenza completa della situazione di dissesto e l’assunzione di responsabilità che la legge rende a volte assai pesante. Tutto ciò può portare a cautele eccessive.
Si evidenzia, pertanto, l’importanza del criterio dell’ “Agibilità Provvisoria” che consentirebbe l’uso a termine del bene, prevedendo interventi provvisori e/o parziali e controlli periodici sulle strutture per verificare e monitorare l’evoluzione delle condizioni di agibilità in attesa di lavori più massicci e più costosi. La regolamentazione esplicita di questo criterio in una normativa specifica, chiarendo responsabilità e aspetti legali, consentirebbe al tecnico di operare in deroga rispetto a normative più restrittive, evitando cautele eccessive che potrebbero incidere pesantemente sui costi e sulla ripresa delle attività.
Interventi Provvisori, Interventi Parziali
Risulta di particolare rilievo la definizione della sicurezza e dei livelli prestazionali che si possono/devono perseguire nella messa in opera di interventi cosiddetti di miglioramento sismico sul patrimonio culturale. Le scelte possibili di intervento possono comportare, infatti, sia uno snaturamento del bene su cui si opera che un aggravio, fatto non del tutto secondario, delle responsabilità e del ruolo del progettista.
Si riconosce, inoltre, che le misure provvisionali, o parte di esse, dovrebbero essere concepite quando possibile come un primo passo verso la definizione di un progetto organico di riparazione e/o consolidamento in cui il criterio dell’ “Intervento Parziale” assume un ruolo sostanziale.
È prioritaria includere esplicitamente nelle linee guida e nelle norme vigenti gli interventi migliorativi provvisori definendo esplicitamente i livelli prestazionali specifici.
Per quanto riguarda la gestione della emergenza, la necessità, inoltre, di preservare l’integrità dei beni culturali, nell’ambito di un approccio corretto di restauro, richiede la necessità di ricorrere ad interventi di somma urgenza “compatibili” e “reversibili”. Tra questi l’incatenamento, ad esempio, può risultare in molti casi una soluzione attiva ai fini del consolidamento finale con il vantaggio di consentire, rispetto al puntellamento diffuso, una immediata fruizione con minori ingombri ed intralci.
Successivamente, la ricostruzione definitiva dovrà essere guidata da norme cogenti per gli interventi sugli edifici in muratura rispettosi della loro natura e che prescindano quindi da rinforzi inefficaci, ad esempio con strutture rigide in c.a., che hanno dimostrato in molti casi la loro pericolosità favorendo o provocando crolli.
Va sottolineato che una ricostruzione ragionata richiede tempi più lenti al fine di soddisfare due esigenze fondamentali:
- conservare le strutture esistenti come traccia e testimonianza per la ricostruzione, salvaguardandone la statica e difendendole dal prevedibile degrado dovuto agli agenti atmosferici;
- creare le condizioni per utilizzare i beni culturali, in maniera provvisoria, in modo che la popolazione continui a sentirsi parte della propria città.
Le procedure tecniche ed amministrative dovrebbero essere per quanto possibile codificate, evitando che ad ogni evento catastrofico si debba ricominciare a stabilire regole per la ricostruzione senza fare tesoro delle esperienze positive del passato. Nel caso dell’Aquila, ad esempio, a tre anni dal sisma, pur essendo state riaperte alcune parti del centro storico, non esistono ancora regole certe amministrative ed indicazioni tecniche che consentano ai privati di intervenire per la ricostruzione delle proprie case.
Concorso Pubblico–Privato
Le esperienze sia passate che recenti mostrano una generale insostenibilità di politiche finalizzate alla preservazione dei beni culturali che si basino solo o essenzialmente sul supporto pubblico. E ciò è tanto più drammaticamente evidente quanto maggiore è la “ricchezza” di beni culturali nelle singole nazioni, prima fra tutte l’Italia.
Una possibile soluzione risiede nella possibilità di attivare nuove procedure di gestione che vedano la compartecipazione del privato quale parte attiva e non solo promozionale. In tale ambito, il “Comodato d’Uso” rappresenta una strada amministrativa che può essere percorsa per i singoli beni nell’ambito di una politica territoriale di gestione promossa da attori pubblici e privati.